venerdì, 11 settembre 2009

“La vera cultura non è accumulo di informazioni dalla tv, nei nostri pc o in internet. La vera cultura esiste solo alla condizione di interrogarsi sul senso dell'esistenza e di mettersi al servizio e alla ricerca dei valori che costituiscono il significato della vita umana sul pianeta e nella società."


Queste le parole di Valerio Pignatta nell'articolo: Sintetizzati dalla televisione
venerdì, 04 settembre 2009
"Egli agisce in silenzio, ti fa credere che è naturalmente dalla tua parte, ti fa credere di essere il migliore degli ascoltatori ma in realtà, senza ritegno, mentre ti ascolta parla di se stesso. Egli mostra i suoi problemi facendoli diventare anche tuoi e come un vampiro succhia tutto il tuo tempo e i tuoi pensieri facendoti credere che sia una tua scelta personale. Egli penetra nella tua vita modificando il tuo mondo, i tuoi ritmi e le tue volontà.

Ti accorgi che è surreale, vorresti urlare e ribellarti ma la consapevolezza nasce troppo tardi così non fai altro che protrarre questa condizione fino a quando vorrà lui."


La schiavitù intelligente non è nulla se non il frutto dell'abitudine.

Ho preso spunto da questo blog per il post. :-)
giovedì, 03 settembre 2009
Da una recente indagine psicologica condotta su bambini di aree urbane, sembrerebbe che circa il 10% di quelli compresi tra gli 11 e i 14 anni manifesti problemi psicologici e disagi emozionali. Ne abbiamo già parlato in un precedente articolo, ma questa volta vogliamo soffermarci su un aspetto diverso: questa ricerca è stata condotta su preadolescenti di zone urbane. Città. Sorge allora spontanea una domanda: ci vuole molto per un adulto, sensibile, un minimo informato e dotato di comune buon senso, afferrare istantaneamente la situazione e inquadrare questi bimbi nel loro contesto? Non credo.

Proviamo a descrivere la giornata tipo di uno di questi bimbi, ovviamente senza voler assolutamente generalizzare.

Sveglia al mattino intorno alle 7-7:30, con gli occhi arrossati e la mente ottenebrata dal poco riposo per il film della sera prima durato sino a tardi. Quindi, dopo la vestizione (è firmata? è abbastanza alla moda?), prima dose di cartoni animati in vena oculare che porta direttamente al cervello, mentre allo stesso tempo si provvede a fleboclisi orale di succhi o bevande pronte e merendine di plastica, inventate ad hoc per l'ingrasso dei consumatori d'allevamento.

Poi una sistemata generale (denti, capelli, zaino-alla-moda), uno sguardo al cellulare e si parte.

Mamma e papà si sono salutati prima con qualche borbottio gutturale di non chiara comprensione e provenienza. Uno dei due, dopo spigolosa discussione o fortunoso pari e dispari, scarrozza il piccolo a scuola, scappando poi di fretta al proprio lager di destinazione professionale per la gloria della crescita del PIL della nostra amata nazione.Il bimbo entra a scuola (anzi vi è già entrato prima accompagnato, per evitare imprevisti drammatici) e avvicinandosi alla porta della sua classe, e prima che inizi la lezione, si confronta con gli ultimi ritrovati tecnici del giorno, nuovi gadget, nuovi look, nuovi programmi tv, nuova informatica, nuove firme, nuovi Grandi Fratelli e nuove idiozie.

L'insegnante nel suo trucco sfavillante arriva tacchettando ed è ben conscia di tutte le “sacre novità” del giorno. È televisivamente aggiornata, ama/odia il suo lavoro e spera di andare presto in pensione.Seguono ore di competizione dallo sfrenato al patetico, induzione di concetti astrusi, memorizzazione sterile, indottrinamento “democratico” e consumistico e soprattutto esercitazioni forzate all'obbedienza.

Poi, mensa sì mensa no. Dipende. Non saprei dire qual è il bimbo più fortunato, se quello che mangia chimico alla mensa o quello che riesce ad andare a casa per un fast food condominiale in famiglia, tra il serio e il faceto, e qualche immancabile telefonata che si risucchia tutto. Sempre ammesso che questa non entri in colluttazione con la tv-prandiale. Allora è proprio meglio la mensa dei Findus. Perlomeno qualche organo, come il cervello, riesce ad avere i suoi minuti di gloria sfogandosi tra i propri simili.

Poi di nuovo in gabbia sino all'uscita. Arriva il genitore di turno. Si torna all'alveare.

In cortile non si può andare a giocare. Il regolamento condominiale lo vieta.

Andare a fare un giro? Prima i compiti e poi mamma oggi non può. Martedì e giovedì si va a karate. Sabato chitarra. Oggi ha da fare. Andare da soli? Sarebbe un thriller.Che fortuna! C'è la play station e poi anche la tv! Meno male. E le patatine.

E mamma si incastra con qualcuno al telefono e ora deve andare a fare delle compere... Ma chi sarà al telefono? Arriva papà tra poco e la cena è già pronta. Prontissima, color panna, quest'anno è di moda. Non c'è nemmeno da masticarla, basta trangugiarla di fronte alla suspence dell'ultimo programma a quiz.Hanno pensato proprio a tutto. E poi si può sognare di guadagnare milioni di euro indovinando qualche risposta da Pico della Mirandola dei beoti e di andare alle Maldive, che i Rossi ci sono già andati l'anno scorso e noi no.

Ora finalmente sono tutti lì riuniti, papà si incolla alla tv o al computer e mamma attacca con le solite requisitorie sulle vacanze, sulle sue cure al centro estetico e sul suo guardaroba che piange miseria.

La parola giusta. Miseria: culturale, spirituale.

Riparte il film di prima serata. E si ricomincia.

Tutto normale. Tutto fantastico.

E poi ci si stupisce se una ricerca rivela che i bimbi hanno problemi psicologici o soffrono di disagi emozionali?

Meno male! Credevo fossero dei robot. Allora c'è ancora una speranza.

Neanche nei paesini e in campagna le cose sono molto diverse. La tv, i supermarket, Internet, le autostrade hanno omologato tutto. Forse però per qualche volenteroso c'è qualche possibilità in più. Le maglie del sistema sono più ampie ed è possibile trovare qualche spazio per un'azione non conformata.Un pezzo di terra in cui giocare si può ancora trovare, senza bisogno di fare la spola coi propri figli tra palestra, ludoteca, corso di danza, nuoto ecc. Un giro in bicicletta si può fare senza pericoli. Un anziano contadino ti può raccontare qualche vecchia storia. Un cane, un cavallo, una capra, un gatto o un asino possono farti compagnia e darti amore.

La scuola ha un cortile verde dove è possibile in primavera uscire a giocare e a raccogliere i fiori. Le insegnanti sono persone abbastanza semplici (hanno scelto di decentrarsi), sempre televisivamente informate, ma magari fanno l'orto, il marito ha le pecore e fa il formaggio e fanno parte dell'Associazione culturale del paese. Della serie “fare di necessità virtù”.Il ritmo è ancora quasi umano. Se vogliono, i genitori un po' di tempo per i loro figli ancora riescono a trovarlo, dato che non ci sono le grandi “distrazioni” della metropoli che si vanno a insinuare come cunei destabilizzanti nella vita familiare.

Ripeto, con questo non è che si possa generalizzare. Ci saranno famiglie di campagna perfettamente teledipendenti che sbavano per l'ultima griffe della moda, soffrendone se non possono procurarsela e invece famiglie di città impegnate nel sociale, sostanzialmente sobrie e che si danno da fare per evitare le trappole del sistema per loro stesse e i propri figli.In generale però è un dato di fatto che il disagio minorile (e direi anche degli adulti) è una caratteristica delle aree urbane e soprattutto di quelle industriali del centro-nord.

Le solite classifiche delle città italiane sulla qualità della vita vanno probabilmente rivedute se non capovolte. Ora sono pensate solo quasi in termini di produttività, PIL e competitività.

Secondo un'indagine annuale del Sole 24 Ore sulla vivibilità nelle città italiane (pubblicata il 17 dicembre 2007)

Trento risulta essere la città al primo posto. Seguono Bolzano, Aosta, Belluno e Sondrio. Fanalini di coda: Catanzaro, Catania, Foggia, Benevento, Agrigento.

Se però prendiamo in considerazione i dati dei suicidi nelle stesse aree, forse qualche dubbio su graduatorie di tal genere ci potrebbe venire. Pensiamo ai suicidi come massima espressione dell'infelicità dell'essere umano (le cause psicologiche e depressive sono statisticamente le più influenti sulle decisioni di suicidio).

I dati disponibili dell'ISTAT sui suicidi risalgono al 2007 e sono un chiaro indicatore di come vanno realmente le cose.Credo che questo tipo di confronto tra i dati ISTAT e quelli sulla vivibilità delle città si possa ritenere valido ogni anno (ho provato a farlo anche per il 2004 e i risultati sono quasi uguali). Vediamo qualche esempio.

La percentuale di suicidi riferita alla provincia di Sondrio (la più alta nelle prime cinque posizioni) è del 13,8% (si considerano qui quozienti per 100.000 abitanti). Quella di Bolzano è del 7,9%. Quella di Aosta del 6,4% e Belluno 9,8%. E Foggia? 5,1%. Quasi un terzo dei suicidi di Sondrio. Agrigento 7%, Benevento 5,5%, Catania 3,6%, Catanzaro 2,7!

Al Nord complessivamente la percentuale è del 6,2% mentre al Sud è del 4,1%.

Non dico che sia facile interpretare tutte le varianti che interessano un fenomeno di questo genere. Sicuramente però si possono iniziare a sfatare alcuni miti legati all'industrialismo e alla crescita economica, e cercare di capire cosa stanno patendo i nostri figli urbanizzati e industrializzati.

Se si esclude il caso anomalo di Trento per il 2007 (tasso dell’1,4% di suicidi su 100.000 abitanti) - ma nel 2004 ad esempio era identico alle altre città del nord, 7,8% – si può forse ipotizzare che la competitività delle città industriali, il ritmo frenetico, il lavoro come valore finale dell'esistenza veicolano molto stress, senso di solitudine e disistima in chi non regge il passo. Cosa che è probabilmente più sfumata nelle zone marginali del sistema.

Le dinamiche sociali e individuali sono molto complesse e non è il caso di fare semplificazioni superficiali. Però è anche intuitivo che un appartamento-batteria d'allevamento di una metropoli non è paragonabile allo stato selvatico nel bosco.

Persi tra i prodigi high tech, ci dimentichiamo spesso dell'essenza dell'essere umano, e ci scordiamo che la gioia di vivere e l'armonia psicologica sono direttamente e in modo speciale legate alla libertà e all'integrazione nel mondo naturale, da cui proveniamo e da cui dipendiamo. Checché ne dicano cemento, plastica, megaschermi e luci della città.

Fonte articolo: TerraNauta
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giovedì, 13 agosto 2009
Presente quando tipo stai dicendo all'amico: "Guarda ho chiamato X prima ma non l'ho trovato chissà dov'è finito!" e subito squilla il telefono ed è X? Oppure presente quando dopo mesi che non vedi qualcuno trovi qualcosa, un oggetto, qualunque cosa, che te la fa tornare in mente e dopo poche ore o giorni hai sue notizie?
Che siano solo coincidenze?

Qualche mese fa ho guardato per puro caso un film, che raccontava della storia di un giovane siciliano ucciso della mafia perché diventato scomodo. Beh quel giorno era l'anniversario della sua scomparsa. 1 possibilità su 365 di beccare il giorno giusto senza saperlo. 1 possibilità su troppo di trovare e guardare quel film.

Questi eventi sono speciali, ma non così rari quanto dovrebberlo essere statisticamente.

Ci deve essere dell'altro.

Analizziamo la situazione dall'alto.

Ora analizziamo l'universo. Secondo le più accreditate teorie scientifiche l'universo è nato dal big bang. Per farla breve prima tutto era una pallina. La pallina esplode e si inizia ad espandere l'universo. Quindi in principio era un tutt'uno. Nel tutt'uno i collegamenti tra le parti sono fittissimi. Nell'universo di oggi invece di spazio ce n'è a volontà.

Però chi lo dice che i legami tra le particelle che compongono tutto siano cambiati?
Questo spiegherebbe alcune cose....
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mercoledì, 29 luglio 2009
La verità è un'affermazione che non ha niente a che vedere con la sua credibilità. E viceversa.

Robert Anson Heinlein

venerdì, 24 luglio 2009
Non sapete quale motore di ricerca fa per voi?
Vi piace provarli tutti?

Beh in questo caso provate Fusionsearch
In realtà non si tratta di un vero e proprio motore di ricerca, ma sfrutta gli altri già esistenti.

Infatti quando si avvia una ricerca la lista di risultati presenterà contemporaneamente i risultati che si trovano digitando la stessa chiave di ricerca su google, yahoo e bing.

Provare per credere!
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sabato, 04 luglio 2009
Quando una cosa non è subito facile c'è chi molla, c'è chi tira avanti in qualche modo, c'è chi si esalta.
Siamo organismi pluricellulari molto complicati. Non tanto per quanto riguarda il modo biologico. Sì, anche lì è un bel casino, ma la scienza piano piano fa progressi fino forse un giorno a capire realmente come funzioniamo. La complicazione sta nelle differenze che ci sono tra le persone a livello di carattere, emotività, approccio alla vita. Qui siamo tutti un po' diversi. E non è facile.

A volte mi viene in mente che purtroppo non siamo esseri individuali, come in un certo senso i gatti. L'uomo è un essere collettivo. Questo comporta un numero elevato di confronti tra i vari individui. Se io sono da solo, vivo completamente da solo, devo relazionarmi solo con me stesso. Se vivo in comunità almeno per una piccola parte c'è un confronto con un altro. E non è facile.

Poi saltano fuori i grandi valori: l'affetto dei genitori, le amicizie, l'amore. E qui è un casino.
Queste relazioni hanno tutte fondamenta positive, ma aumentano le complicazioni.

Se qualcuno che appartiene ad una di queste relazioni sta male, non fisicamente ma dentro, come si fa? E' un bel problema! Perché spesso ciò che non va dentro e il sintomo di un problema che la persona ha a livello di equilibri. Perde un equilibrio e zac! malumore. Quindi cosa può fare qualcuno di esterno? Forse può cercare di indirizzare l'altro verso una buona strada per il recupero, ma anche se ci riuscisse (difficile visto che bisognerebbe conoscere alla perfezione il problema) non sarebbe una cosa sufficiente.

Una cosa è vedere la soluzione e una cosa è arrivare alla soluzione.


Per ora qualcosa che potrebbe funzionare è stare accanto ad una persona quando sta male. Fisicamente e non fisicamente. Starle accanto. Sentire che ha qualcuno su cui potersi affidare. Farle sentire la forza che le serve per tirarsi sù.

Ma non è facile.
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martedì, 21 aprile 2009
Non è proprio strano ma non so come dire e quella è la parola che di più si avvicina. Le cose in generale non vanno male, niente di particolarmente eccitate in campo sociale, meglio nel campo script. Sì forse una parte di me è una macchina. E' stato acceratato da numerose prove. Ma la parte umana è piuttosto bizzarra è questo mi va molto bene. Forse bizzarro era meglio per il titolo... Non so nemmeno perché sto qui a parlare di questi giorni. Piatti. Piatti ma non piatti. Anzi sì piatti ma non dischi. Non si può dire che ci siano alti e bassi. Non c'è ne l'uno ne l'altro. Sempre meglio che stare male potrebbe dirmi qualcuno. Sicuramente, ma sai la parola accontentarsi... è molto relativa. E' incredibile la quantità di parole con suffisso -ivo. Si pensi ai casi di un nome nel latino: nominativo, genitivo, dativo, vocativo, accusativo, ablativo. E i tempi verbali? Indicativo, genitivo, imperativo, condizional...ehm. Esistono cose o pensieri che fanno sia bene che male a sè. E in questo periodo ce ne sono stati molti. Un uomo d'affari direbbe che bisognerebbe vedere quali apportano un "guadagno", ovvero fanno più bene che male, e scartare gli altri. Individuarli è piuttosto semplice, scartare molto meno. Non so perché. A scuola ti insegnano di ricordare questo e quello. Ma mai ti viene detto come dimenticare. Ci sono pensieri che ti tormentano. Non c'è il verso di ricacciarli dentro. Io però non vorrei dimenticare. Sarebbe un controsenso a quello che voglio. Sono curioso da far schifo. Dopo vorrei sapere a tutti i costi quello che ho dimenticato. Allora dovrei dimenticare di aver dimenticato. Ma si creerebbe un paradosso. Dovrei dimenticare all'infinito. Ma io credo di essere finito. Uso un numero spropositato di avversative. Per fortuna che ho scoperto da quel dì la programmazione. Mi rilassa e mi esalta al tempo stesso. Il problema sta nel cominciare. Non trovo mai un momento adatto. O meglio, non mi sembra mai il momento adatto.

Le difficoltà esistono non per ostacolare chi davvero vuole qualcosa. Ci sono per far desistere tutti coloro che quella cosa non la vogliono sul serio.

E' un concetto interessante. Bisognerebbe vedere le cose da più punti di vista possibili. Solo così possono aprirsi nuove porte. Come si fa a capire il Discobolo di Mirone da una fotografia?

Per fortuna che ci sono le difficoltà.


Presa così sembrerebbe una cosa sadica. Ma aggiungo:

Senza di esse tutti avrebbero accesso a tutto e non ci sarebbe di cui ingegnarsi.

Le difficoltà sono interessanti. Fanno capire se una cosa la si vuole davvero o no.
Perché parlo di questo? Sono "leggermente" fuori tema. No sono in tema invece, è un periodo strano.
martedì, 21 aprile 2009
Gira e rigira per il blog questa parola magica salta fuori. Chissà com'è!
Fatto sta che mi viene da pensare al tempo.

Il tempo in fin dei conti misura la durata della vita, forse è per quello che tutti ci danno così tanta importanza. Se però ci si fa caso i momenti migliori sono proprio quando non si sente il tempo che passa.

Oggi però la domanda è questa: esiste tempo perso? Sì mi auto-rispondo in assenza di altre persone a cui chiederlo. Ne farei volentieri a meno. Beh almeno mi chiarisco.

Se il tempo è perso significa che o mi è stato portato via o l'ho smarrito per conto mio.
Tempo rubato. Se ci pensiamo bene ce n'è una valanga di tempo rubato. Dal lavoro, la scuola etc. Ma è rubato veramente o ce lo facciamo rubare? Uhm.....
Tempo smarrito. Sinceramente quando faccio una cosa è perché in quel momento mi sembra la cosa da/che voglio/che sento di fare. Quello non può essere tempo perso. Può esistere tempo perso rispetto ad un'altra cosa, ma non tempo perso in assoluto. Chiarisco con un esempio. Giocare ai videogiochi al pomeriggio porta via tempo ai compiti. Quello sarebbe tempo perso rispetto allo studio.
In fin dei conti però qualunque cosa si faccia, si fa esperienza.

Forse non sono arrivato a nessuna conclusione, oppure sì. Adesso non importa particolarmente. Intanto il problema è stato sollevato e non verrà dimenticato. Bene.
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venerdì, 10 aprile 2009
Immagina un mondo dove la Conoscenza sia alla portata di tutti.

È bello pensare ad azioni nobili, teorie mozzafiato, o ad ipotetiche realtà. Bisogna rendersi conto però che questo è solo il passo di inizio. Conoscere il problema è necessario, ma non è sufficiente.
Bisogna agire. Coltivare prima i propri sogni, obbiettivi. Poi pensare ad una strategia per poterli realizzare.
Solo così qualcosa può cambiare.

Siamo ormai 7 miliardi di persone (attualmente circa 6.759.000.000), la possibilità di un accesso alla totale Conoscenza umana sembra impossibile, ma non lo è. Numerose persone, attraverso internet, ogni giorno utilizzano i propri sforzi al conseguimento di questo nobile obbiettivo. Molti sono gli ostacoli, come la censura o le false notizie, ma il lavoro continua. Se tutti un giorno potessimo avere accesso alla conoscenza umana verrebbero risolte centinaia di problematiche, che ora affliggono il nostro pianeta, e che vengono analizzate in modo sbagliato. Non si riesce a sottrarre una popolazione dalla fame dandole solo da mangiare, bisogna darle la possibilità di produrre cibo autonomamente. E questo è solo uno degli esempi.

Ma siamo davvero sicuri che non ci sia qualcuno che non voglia questa crescita di Conoscenza?
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venerdì, 10 aprile 2009
Ultimi dati su TaccuinoVerde:

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:-) work in progress!
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martedì, 07 aprile 2009
Non può accadare una cosa del genere!

Una legge negli USA potrebbe essere capace di dare questo potere.

Libertà? Bye bye...
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